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Vinitaly.USA, grande successo a New York: oltre 3mila operatori e presenze in crescita del 36%

Vinitaly.USA ha chiuso la sua prima edizione a New York con oltre 3mila operatori professionali, il 36% in più rispetto all’edizione del 2025 organizzata a Chicago. Nei due giorni della manifestazione, il 26 e 27 ottobre, al Pier 36 di Manhattan si sono incontrati produttori, importatori, distributori e rappresentanti della ristorazione provenienti da 40 Paesi e 20 Stati americani. Le 300 aziende italiane presenti hanno portato 2.500 etichette e partecipato a oltre 1.690 incontri d’affari. Numeri che confermano il successo del trasferimento della manifestazione a New York, deciso dagli organizzatori per rafforzare i rapporti commerciali con il principale mercato extraeuropeo del vino italiano.

La manifestazione, organizzata da Veronafiere in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency, è arrivata alla sua terza edizione dopo le prime due ospitate a Chicago. Il risultato più significativo non riguarda soltanto l’aumento delle presenze, ma la composizione del pubblico. Il 60% degli accreditati apparteneva ai settori dell’acquisto, della distribuzione e dell’ospitalità, cioè alle attività che possono concretamente portare i vini italiani nei negozi, nei ristoranti e negli alberghi americani. Veronafiere e ITA hanno inoltre selezionato e invitato quasi 800 buyer di primo piano, provenienti soprattutto da Stati Uniti, Canada e Messico, pari a circa il 27% dei partecipanti. Alla manifestazione si sono accreditati anche 222 professionisti dei media.

«Siamo molto soddisfatti del debutto di Vinitaly.USA a New York e dei riscontri positivi delle aziende espositrici», ha dichiarato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, nel bilancio diffuso al termine dell’evento. Anche Matteo Zoppas, presidente di ITA, ha giudicato positivamente la scelta di New York, sottolineando soprattutto la qualità degli operatori presenti e l’interesse mostrato dai distributori americani. All’inaugurazione ha partecipato anche Alessandro Del Piero, testimonial dell’iniziativa, insieme ai rappresentanti delle istituzioni italiane e delle organizzazioni del settore.

Il successo arriva in una fase complicata per le esportazioni italiane di vino. Gli Stati Uniti rimangono un mercato fondamentale, ma i dazi commerciali e il cambiamento delle abitudini di consumo hanno reso meno prevedibile l’andamento delle vendite. Secondo i dati provvisori elaborati dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini, tra luglio e settembre 2026 le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute di quasi il 17% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il recupero non è però bastato a compensare le difficoltà dei mesi precedenti: nei primi nove mesi dell’anno le esportazioni sul mercato americano risultavano ancora in calo del 6%, per un valore complessivo di 1,27 miliardi di euro.

A New York si è discusso anche di come raggiungere nuovi consumatori. Secondo l’Osservatorio UIV-Vinitaly, circa 35 milioni di americani bevono vino italiano, mentre negli Stati Uniti i consumatori abituali di vino sono quasi 90 milioni. Questo significa che esiste un pubblico potenziale di oltre 50 milioni di persone che già acquistano vino, ma non necessariamente quello italiano. Durante la manifestazione sono stati approfonditi anche i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, soprattutto tra le generazioni più giovani, e le strategie per ampliare la distribuzione. Il programma di wine2wine Vinitaly Business Forum ha proposto più di venti incontri dedicati al mercato americano, alla ristorazione, alle nuove modalità di consumo e all’enoturismo.

Proprio il turismo legato al vino è stato uno degli altri temi centrali della manifestazione. Secondo le elaborazioni di ENIT, l’Agenzia nazionale del turismo, l’enoturismo italiano genera un giro d’affari stimato in 3,1 miliardi di euro. Il Ministero del Turismo considera il settore una risorsa importante anche per le economie dei piccoli centri e delle aree rurali, dove le visite alle cantine possono contribuire ad attirare viaggiatori al di fuori delle destinazioni più conosciute. «Il Ministero del Turismo sostiene e promuove con convinzione l’enoturismo, un comparto strategico che vale 3,1 miliardi di euro, valorizza territori e borghi e favorisce la destagionalizzazione», ha dichiarato il ministro Gianmarco Mazzi in occasione dell’appuntamento newyorkese.

I dati sul turismo americano spiegano perché la promozione del vino sia diventata parte integrante di quella delle destinazioni italiane. Nel primo semestre del 2026, secondo ENIT, 1,9 milioni di viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti hanno visitato l’Italia, generando oltre 17,7 milioni di pernottamenti. Rispetto allo stesso periodo del 2025, il numero dei viaggiatori è aumentato del 6,2%, i pernottamenti del 7,6% e la spesa turistica del 7,5%. Nel 2025, inoltre, circa 30mila americani avevano scelto l’Italia per una vacanza motivata principalmente dall’enogastronomia, il doppio rispetto all’anno precedente, spendendo complessivamente 42,3 milioni di euro.

Durante Vinitaly.USA, ENIT ha dedicato un appuntamento specifico al futuro dell’enoturismo italiano, con la partecipazione prevista dell’amministratrice delegata Ivana Jelinic e di Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo per i rapporti istituzionali. Al centro dell’iniziativa, la presentazione del Wine Tourism Hub, uno spazio digitale in italiano e inglese dedicato alle esperienze turistiche legate al vino nelle diverse regioni. L’obiettivo è mettere a disposizione degli operatori internazionali informazioni sui territori, sulle cantine e sulle attività che possono essere inserite negli itinerari di viaggio. Secondo un’analisi ENIT basata sui dati UniCredit-Nomisma Wine Monitor 2025, il 98% degli enoturisti intervistati intende ripetere un’esperienza legata al vino nei successivi due o tre anni e l’85% indica l’Italia tra le destinazioni preferite.

Il bilancio della manifestazione è dunque molto positivo, soprattutto per l’aumento degli operatori e per il numero degli incontri commerciali. La crescita delle presenze e la partecipazione di distributori e importatori qualificati mostrano che New York è riuscita nello scopo prefissato di attirare un pubblico più ampio rispetto alle precedenti edizioni.

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