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Utility, dopo Pnrr necessari 19,5 miliardi di investimenti annui

ROMA (ITALPRESS) – Garantire continuità agli investimenti infrastrutturali dopo la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, accelerare la transizione energetica e ambientale e rafforzare la competitività del Paese attraverso un quadro normativo più stabile, procedure autorizzative più snelle e strumenti finanziari innovativi. Sono stati questi i temi al centro dell’Assemblea generale di Utilitalia “Le utility oltre il PNRR”, che ha riunito a Roma imprese, istituzioni e stakeholder.

“Vorrei ricordare che con gli FSC e con gli altri strumenti disponibili, vengono mantenuti impegni di investimento rilevanti attraverso una programmazione pluriennale. Non ci sono i tempi stringenti che ha avuto il PNRR, che è stato però anche una grande prova, direi quasi educativa, per l’intero sistema nazionale a tutti i livelli, almeno sotto il profilo del rispetto delle scadenze. Tuttavia, gli investimenti vengono certamente mantenuti. C’è poi un’altra valutazione da fare: sul fronte delle infrastrutture, anche grazie alla maturazione del settore delle utility, dobbiamo essere in grado di realizzare operazioni di dimensioni maggiori e utilizzare maggiormente il credito, prevedendo naturalmente il relativo rimborso nel lungo periodo”, ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Secondo le analisi della Federazione, il fabbisogno di investimenti nei comparti idrico, ambientale ed energetico ammonta a circa 19,5 miliardi di euro l’anno – di cui 6 miliardi per il settore idrico, 2 miliardi per il comparto dei rifiuti e 11,5 miliardi per quello energetico – pari a un ordine di grandezza di circa 75-80 miliardi di euro sull’orizzonte post-PNRR fino al 2030. Si tratta di risorse indispensabili per accompagnare il percorso di trasformazione e sviluppo dei servizi pubblici locali, sostenendo gli investimenti necessari ad affrontare le sfide della transizione energetica e ambientale e a garantire infrastrutture sempre più moderne, efficienti e resilienti.

“Le utility piccole, medie e grandi hanno realizzato investimenti, aperto cantieri, concluso lavori e fatto in modo che le risorse del PNRR fossero impiegate efficacemente sul territorio. Si tratta di un modello di project management di cui il Paese ha bisogno”, ha affermato Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia. “Noi disponiamo di diverse stazioni appaltanti di grande efficacia e una di queste è rappresentata proprio dalle utility, grandi, medie e piccole. Si tratta quindi di una ricchezza – ha aggiunto -. Questa ricchezza non va dispersa, ma indirizzata verso ciò che serve al Paese. In questo contesto chiediamo investimenti aggiuntivi, finanziati attraverso strumenti garantiti come i Basket Bond, per consentire soprattutto al Centro-Sud di colmare il divario infrastrutturale che oggi lo separa dal Nord. Mettiamo sul tavolo uno strumento che non richiede risorse aggiuntive da parte dello Stato né nuovo indebitamento pubblico. La nostra è una proposta pratica e intelligente, che permette di coniugare da un lato la necessità di coprire investimenti pari a circa 19,5 miliardi di euro all’anno nei settori dell’energia, dei rifiuti e dell’acqua e, dall’altro, di dare alle utility la possibilità di realizzare nuovi investimenti, essenziali e vitali per il Paese”.

A livello nazionale, il comparto delle utility genera circa 37 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa oltre 330 mila addetti. La continuità degli investimenti post-PNRR può quindi contribuire ad attivare fiiliere industriali, sostenere occupazione qualificata, rafforzare la resilienza delle infrastrutture e migliorare la competitività dei territori e del sistema produttivo nazionale.

“La sfida per l’Europa e per l’Italia è andare oltre il PNRR e garantire continuità agli investimenti attraverso la politica di coesione”, ha affermato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, intervenendo con un videomessaggio. Fitto ha ricordato che il PNRR ha accelerato la modernizzazione del Paese, mobilitando in Italia oltre 24 miliardi di euro per ciclo idrico, economia circolare, gestione dei rifiuti, energia, reti e fonti rinnovabili. Ha però evidenziato che il Piano non può rappresentare una risposta strutturale e definitiva ai crescenti fabbisogni infrastrutturali. Per questo, ha spiegato, la Commissione europea ha consentito di trasferire nell’ambito della politica di coesione i progetti strategici avviati con il PNRR che rischiano di non essere completati entro le scadenze previste. Con la revisione intermedia della politica di coesione sono stati inoltre riallocati nell’Ue quasi 35 miliardi di euro verso obiettivi strategici, di cui oltre 7 miliardi in Italia.

Guardando al prossimo quadro finanziario pluriennale, Fitto ha spiegato che la politica di coesione continuerà a rappresentare “uno dei pilastri dell’azione europea ma dovrà evolversi e modernizzarsi, diventando più adeguata, più flessibile, più semplice nella sua applicazione e maggiormente orientata ai risultati”. In questo percorso, ha concluso il vicepresidente esecutivo, “le utility rappresentano un partner fondamentali: la loro capacità di programmare, investire e innovare sarà determinante per costruire un’Europa più vicina alle esigenze delle comunità”. 

– Foto xc7/Italpress –

(ITALPRESS).

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