MILANO (ITALPRESS) – Milano come laboratorio della transizione, la mobilità come sistema. È questo il filo conduttore emerso dal convegno “Il Futuro della Mobilità”, organizzato dal Foglio nella sede dell’Automobile Club Milano. Un futuro che non riguarda soltanto l’auto elettrica, ma un ecosistema nel quale automobile, trasporto pubblico, ferrovia, micromobilità, servizi digitali e infrastrutture dovranno sempre più integrarsi. A Milano, però, la trasformazione porta con sé anche contraddizioni.
“Il futuro della mobilità, in questo momento, è un futuro tutto da interpretare”, ha detto Pietro Meda, presidente dell’Automobile Club Milano. La città, ha spiegato, “è diventata una grande area di test per tutte le forme di mobilità: dal monopattino alla bicicletta, dall’auto al camion che deve portare gli approvvigionamenti”. Il rischio è che la transizione si traduca in ulteriore confusione. “Milano è ormai molto rallentata, con una velocità media di 15 km/h”, ha sottolineato Meda, indicando nella sicurezza una priorità. “Bisogna fare cultura della mobilità”, ha aggiunto, perché il rispetto delle regole “non è una limitazione della libertà, ma una forma di sicurezza”.
Un concetto rilanciato da Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile Club d’Italia, che tuttavia ha sottolineato l’importanza della “neutralità tecnologica”, senza “imporre ai cittadini un tipo di veicolo piuttosto che un altro”. La sfida, ha detto, è facilitare le esigenze di mobilità attraverso il confronto tra istituzioni, industria e associazioni.
Il mercato dell’auto elettrica cresce, ma il dato va letto con attenzione. È il punto da cui parte Roberto Pietrantonio, presidente UNRAE, secondo cui “ci sono state delle leve che hanno contribuito a questa crescita, in questo caso gli incentivi del Mase sulle auto elettriche, che hanno prodotto un numero di immatricolazioni maggiore”. Per Pietrantonio, però, la sfida è fare in modo che l’Italia possa allinearsi agli altri Paesi europei senza diventare “un mercato di serie B” per la penetrazione dell’elettrico. Il timore è che, in assenza di una crescita adeguata, i costruttori possano “deviare gli investimenti dall’Italia agli altri Paesi europei”.
Per Massimo Nalli, presidente e amministratore delegato di Suzuki Italia, il punto di partenza resta il consumatore. “La mobilità sta andando dove inevitabilmente doveva e dove andrà sempre: dove vuole il cliente”. E il prezzo continua a pesare: “La scelta di un’auto? Il prezzo che ci piaccia o no, specialmente per gli italiani, è un punto fondamentale”. Nalli ha anche sottolineato la rapidità con cui i costruttori cinesi stanno conquistando la fiducia dei clienti, spinti da una maggiore “fame di successo”.
La concorrenza cinese è stata affrontata senza mezzi termini da Alfredo Altavilla, special advisor di BYD per l’Europa. Il timore dei costruttori europei, ha detto, è “assolutamente” giustificato perché i gruppi cinesi hanno “una tecnologia che è palesemente superiore”. Ma la risposta europea non può essere quella delle barriere commerciali: “La risposta non può essere fatta di proibizioni, dazi, tariffe, quote e così via, perché non si va da nessuna parte”.
Se l’auto resta uno dei protagonisti della transizione, il futuro della mobilità passa però anche da ciò che c’è intorno. Davide Archetti, General Manager Europa Sud di Uber, ha indicato tre parole chiave: “coordinazione, flessibilità e tecnologia”. Nessun mezzo, ha spiegato, “da solo può garantire alle nostre città di funzionare come devono”. La mobilità dovrà quindi consentire di combinare sempre più modalità diverse. Anche perché “le auto stanno ferme per il 95% del loro tempo e quando sono parcheggiate creano traffico, creano restrizioni nelle strade”.
La trasformazione coinvolge in maniera importante anche la ferrovia. Andrea Esposito, Chief Quality & Industrial Performance del Gruppo FS, ha ricordato i 25 miliardi di investimenti PNRR destinati al sistema ferroviario e il salto compiuto passando dai circa 4 miliardi annui del 2019-2020 agli oltre 10 miliardi degli ultimi anni, con 11,6 miliardi nel 2025 e una previsione di 12 miliardi nel 2026. Le stazioni, ha spiegato, dovranno diventare sempre più “hub intermodali”.
Sul fronte delle nuove alimentazioni, Andrea Gibelli, presidente esecutivo di FNM, ha annunciato che i primi treni a idrogeno sulla linea Brescia-Iseo-Edolo arriveranno alle corse commerciali all’inizio del 2027. Un progetto che, secondo Gibelli, “coniuga tutti i vantaggi ambientali, economici e sociali”, utilizzando l’infrastruttura esistente senza le trasformazioni necessarie per un’elettrificazione completa. Resta centrale anche la rete di ricarica.
Fabio Pressi, ceo di A2A E-Mobility e presidente di Motus-E, ha ricordato che a Milano sono state raggiunte 200 stazioni City Plug, pari a circa 2 mila punti di ricarica. “È un falso mito pensare che non ci siano infrastrutture di ricarica”, ha spiegato. Il problema è piuttosto accompagnare gli automobilisti verso una tecnologia ancora relativamente nuova. Oggi, ha ricordato, la quota di mercato dell’elettrico è al 35% in Francia e al 6% in Italia.
A cambiare, infine, non sono soltanto i mezzi ma anche i comportamenti. Claudio D’Angelo, Mobility Market Leader di EY Europe West, ha indicato quattro dinamiche: la sovrapposizione tra viaggi di lavoro e vacanza, il peso crescente degli eventi sui flussi, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle prenotazioni e la sostenibilità. Quest’ultima, però, resta subordinata alla convenienza: “Il prezzo rimane sempre la variabile predominante”, mentre la sostenibilità acquista peso soprattutto tra la Gen Z quando “non complica eccessivamente il viaggio e non comporta un costo maggiore”.
La sfida, in definitiva, non è scegliere quale sarà l’unico mezzo del futuro, ma costruire un sistema nel quale il cittadino possa muoversi in modo più semplice, sicuro, efficiente e sostenibile.
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