ROMA (ITALPRESS) – Rafforzare l’autonomia energetica delle aziende agricole e valorizzare il biometano prodotto sul territorio, anche attraverso sistemi sicuri di rifornimento direttamente in campo. Sono i temi al centro dell’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, che si è svolto ieri presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Promossa da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association, l’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, della ricerca e delle imprese.
L’evento, trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale, si è svolto con il patrocinio di CNR e CREA, con la partecipazione di ENEA e la media partnership di Rai Italia. Il confronto si è inserito in un contesto di forte pressione e tensioni sui prezzi dei carburanti che incidono sulla redditività delle aziende e rischiano di compromettere la regolarità delle lavorazioni. Le proteste nel Lazio e nel Sud rendono evidente la vulnerabilità di un settore che dipende in larga misura dal gasolio, proprio quando semine, raccolti e altre attività richiedono continuità operativa.
Queste difficoltà si collocano in un quadro europeo segnato dalle mobilitazioni degli agricoltori, anche a Bruxelles, per tutelare il reddito e ottenere condizioni economiche e normative compatibili con la prosecuzione delle attività. La transizione energetica dell’agricoltura richiede quindi soluzioni accessibili alle imprese, capaci di accompagnare gli investimenti e rafforzarne la competitività. In questa prospettiva, lo sviluppo sostenibile della filiera italiana del biometano può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti e a ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili. La valorizzazione dei sottoprodotti agricoli e dei reflui zootecnici consente di collegare la produzione di energia rinnovabile alle risorse e ai fabbisogni del territorio, rafforzando la multifunzionalità, la redditività e la sostenibilità economica delle imprese agricole e di allevamento.
Un’opportunità concreta riguarda il rifornimento in azienda e direttamente in campo dei mezzi di trasporto e per lavorazioni agricole compatibili con il biometano. Avvicinare il combustibile in modo sicuro e certificato ai luoghi di lavoro può ridurre gli spostamenti verso i punti di distribuzione, i tempi di fermo e i consumi legati ai trasferimenti. I benefici potenziali riguardano l’organizzazione delle lavorazioni, la produttività e i costi operativi, anche attraverso servizi alle aziende vicine che, però, necessitano di rapidi processi autorizzativi. Il rapporto tra innovazione tecnologica e quadro normativo ha costituito il filo conduttore del confronto. Lo sviluppo dei sistemi di rifornimento diffusi richiede regole chiare, percorsi autorizzativi proporzionati e strumenti di sostegno agli investimenti, insieme a requisiti adeguati alla sicurezza degli operatori e alla tutela dell’ambiente. Il rifornimento in campo si configura in questa prospettiva come servizio integrativo della rete di distribuzione esistente. La sostenibilità della filiera richiede inoltre attenzione all’impiego delle risorse, all’efficienza degli impianti e al contenimento delle perdite di metano.
I lavori sono stati aperti dal keynote speech di Livio de Santoli (Componente del Collegio ARERA e Vicepresidente permanente italiano di MEDREG): “Il ruolo strategico del biometano riguarda la sua funzione come elemento della transizione energetica – ricordiamo i 3-5 miliardi di mc/anno prodotti al 2030 – ma anche la sua integrazione a supporto della competitività delle aziende agricole. La transizione si misura in termini di decoupling tra gas e formazione dei prezzi dell’energia, oggi arrivati a valori stratosferici, sfiorando i 100 euro/MWh. Il biometano permette il disaccoppiamento e interpreta perfettamente il tema della autonomia e della sicurezza energetica. Inoltre prevede un impegno per l’innovazione e per la sostenibilità economica e sociale se considerate in termini di filiera di approvvigionamento. Tra le attività recenti dell’Autorità dell’Energia, è da sottolineare l’ottimizzazione delle connessioni in rete definendo meglio il ruolo del produttore e del gestore”.
Sono seguiti gli interventi introduttivi di Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde): “Il biometano può rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia, ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e creare nuove opportunità di reddito per le imprese agricole. Il PNIEC punta a circa 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. L’agricoltura e l’allevamento possono dare un contributo decisivo valorizzando risorse e trasformando un’esigenza di gestione aziendale in un’opportunità energetica ed economica. Per tradurre questo potenziale in benefici concreti, occorre anche sbloccare la diffusione dei sistemi innovativi come quello presentato per il rifornimento in campo. Occorrono norme chiare, procedure autorizzative proporzionate e tempi certi, nel rispetto dei requisiti di sicurezza. Consentire ai mezzi agricoli di rifornirsi direttamente dove lavorano può ridurre gli spostamenti verso distributori lontani, i tempi di fermo e i consumi associati. Significa anche dedicare più tempo alle lavorazioni, contenere i costi e favorire una maggiore produttività e redditività agricola, con un uso più efficiente e sostenibile delle risorse”.
“Il biogas e il biometano rappresentano una grandissima opportunità per le imprese agricole – afferma Ettore Prandini, presidente Coldiretti -. Oggi l’Italia è il quarto produttore a livello globale e ha ancora ampi margini di crescita. È però fondamentale continuare a lavorare affinché gli impianti siano realizzati effettivamente dai nostri imprenditori agricoli, evitando il rischio di favorire l’ingresso di fondi speculativi, che innescherebbero una competizione per il controllo dei terreni. Occorre inoltre proseguire il lavoro a livello europeo per ottenere il riconoscimento del digestato. È una battaglia che portiamo avanti da dieci anni per convincere le istituzioni europee a promuovere l’utilizzo di fertilizzanti di origine organica in alternativa a quelli chimici. Nonostante i numerosi ostacoli burocratici, siamo forse oggi alle battute finali di questo percorso. Il riconoscimento del digestato consentirebbe infatti ai nostri imprenditori di ridurre i costi di gestione, sostituendo i concimi chimici con fertilizzanti di origine organica”.
Piero Gattoni (Presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association): “Il biometano agricolo può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti energetici delle imprese e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, la cui volatilità dei prezzi pesa sulle attività agricole. Valorizzando sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, l’agricoltura può produrre energia rinnovabile a partire dalle risorse del territorio, rafforzando il proprio ruolo nella transizione energetica e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta di un modello che integra produzione agricola ed energia, promuove l’economia circolare e consente di valorizzare risorse che già fanno parte delle attività aziendali. Così come l’impiego del biometano nei mezzi agricoli offre alle imprese nuove opportunità per contenere l’esposizione ai costi dei carburanti e accrescere la propria autonomia energetica, contribuendo alla continuità delle lavorazioni. Per sviluppare questo potenziale, è necessario un quadro normativo stabile, che favorisca gli investimenti e accompagni l’innovazione. Il biometano può così sostenere la competitività delle imprese agricole e contribuire, al tempo stesso, alla transizione e alla sicurezza energetica del Paese”.
Le prospettive per la filiera italiana nel quadro normativo europeo sono state approfondite da Claudio Samarati (Consulente Biogas Merse e Responsabile Permitting IGW), Antonio Scarazzini (Responsabile Relazioni Istituzionali Italia di CNH) e Romano Giglioli (Consulente Metano Toscana e già professore ordinario presso l’Università di Pisa) che hanno presentato case study ed esperienze legati allo sviluppo di trattori alimentati a biometano, nonché una tecnologia innovativa sviluppata da Metano Toscana e Biogas Merse, partner dell’iniziativa.
Dal dibattito sono emerse le difficoltà incontrate dai costruttori dei mezzi a biometano che registrano, nonostante gli incentivi economici disponibili, una domanda scarsa o quasi nulla, poiché gli utenti, a loro volta, sono scoraggiati dalla notevole difficoltà a trovare distributori e dalla perdita di tempo operativo per effettuare il pieno. In tale contesto è nata l’idea di un rifornimento in campo ossia mediante una stazione mobile in grado di posizionarsi in maniera autonoma nell’area di lavoro del mezzo agricolo o di cantiere. Tra i principali vantaggi: la riduzione dei tempi improduttivi causati dal trasferimento del mezzo verso una stazione fissa; massimizzazione dello svuotamento dell’accumulo di bordo; elevata sicurezza durante l’erogazione; ottimizzazione della logistica dei rientri per la ricarica.
La tavola rotonda “Biometano sostenibile per la transizione energetica e l’economia circolare. Dialogo tra esponenti delle principali forze parlamentari per soluzioni condivise” ha coinvolto: Francesco Battistoni (Segretario dell’Ufficio di Presidenza e Componente della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati) in una nota ha dichiarato: “Quando parliamo di decarbonizzazione, l’errore più comune è pensare che ci possa essere un’unica strada da seguire. Per rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia c’è bisogno di investire in un mix di vettori energetici green come il biometano. Quello che dobbiamo incentivare è la trasformazione del sottoprodotto della nostra agricoltura e dei nostri allevamenti in energia. Dove una volta vedevamo solo uno scarto oggi vediamo un’opportunità per creare e produrre valore aggiunto. Un valore non solo in termini economici ma ambientali. Il biometano incarna l’essenza dell’economia circolare applicata al territorio. Il ciclo produttivo non si limita a generare energia pulita a basso impatto di carbonio, ma restituisce al comparto agricolo un residuo organico stabilizzato che sostituisce i fertilizzanti chimici, rigenerando i suoli e riducendo l’inquinamento delle falde acquifere. Questo approccio permette di preservare la qualità del suolo, incrementare la sostanza organica nei terreni e chiudere perfettamente il ciclo della materia, in piena armonia con gli obiettivi dell’economia circolare europea”.
Luca De Carlo (Presidente della IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica): “Abbattere i costi di produzione, andare incontro alle esigenze degli agricoltori, fare un favore all’ambiente riducendo l’utilizzo delle fonti fossili: questi i grandi obiettivi, centrali, quando si parla di agricoltura e politiche agricole. Risultati che possiamo ottenere anche grazie all’utilizzo del biometano. Dobbiamo lavorare molto sulla comunicazione: le ritrosie sul biometano si basavano sulla credenza che l’allevamento delle vacche fosse necessariamente un fattore inquinante, ma abbiamo ampiamente dimostrato la differenza tra le emissioni dei diversi gas; con questi presupposti però era impossibile prima avviare un ragionamento. Dobbiamo quindi raccontare, e raccontare bene: contro i facili slogan dobbiamo spiegare quello che facciamo, per rinsaldare la straordinaria alleanza tra chi produce e chi consuma; dobbiamo coinvolgere i giovani, perché l’agricoltura oggi è innovazione e non è ferma a 100 anni fa; dobbiamo valorizzare il coinvolgimento delle comunità, perché i territori opereranno sempre e solo per il proprio bene. In poche parole, dobbiamo far percepire ai cittadini l’agricoltore per ciò che è realmente: una persona attenta all’ambiente e non un grande inquinatore”.
Antonella Forattini (Capogruppo PD-IDP nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati): “Il biometano è un’opportunità concreta per i nostri agricoltori, soprattutto in una fase segnata da costi energetici sempre più difficili da sostenere. Investire nella produzione di energia rinnovabile significa rafforzare la competitività delle aziende agricole, valorizzare le risorse del territorio e contribuire alla transizione energetica. Questa opportunità deve però essere accompagnata da regole chiare e da una pianificazione rigorosa. Gli impianti non possono diventare oggetto di speculazioni né essere realizzati senza una valutazione attenta degli effetti sul territorio. Servono investimenti responsabili, sostenibili e coerenti con le esigenze delle comunità locali. È quindi indispensabile coinvolgere tutte le istituzioni, a partire dagli enti locali, che conoscono le caratteristiche dei territori e devono partecipare alle decisioni. Particolare attenzione va riservata alle infrastrutture viabilistiche: la loro adeguatezza è una condizione essenziale per garantire la sostenibilità degli impianti, ridurre l’impatto sulla mobilità e tutelare la qualità della vita dei cittadini. Il nostro obiettivo è chiaro: sostenere gli agricoltori, promuovere le energie rinnovabili e assicurare che i benefici degli investimenti ricadano sul territorio. Il biometano può rappresentare una risorsa strategica per lo sviluppo agricolo ed energetico, ma solo se la sua crescita sarà guidata da responsabilità, trasparenza, partecipazione e rispetto dell’ambiente. Investire nel biometano significa guardare al futuro: facciamolo con serietà, programmazione e nell’interesse delle comunità”.
Alessandro Caramiello (Capogruppo M5S nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati): “La transizione ecologica è una sfida decisiva per il nostro Paese, ma non può e non deve mai trasformarsi in una speculazione finanziaria a danno dei territori, della salute delle persone e dell’agricoltura. Occorre un quadro chiaro con distanze di sicurezza certe dai centri abitati e limiti massimi alla saturazione dei territori; il rispetto della democrazia energetica, rendendo vincolante il parere delle comunità locali e dei Sindaci nelle decisioni autorizzative; controlli rigorosi e, nel caso di grandi impianti, ripristino della V.I.A. per una transizione ecologica equa e trasparente”.
Il rapporto tra “Biometano e Agricoltura 5.0, dall’autoconsumo alle filiere di produzione e distribuzione” con un focus su “Quadro regolatorio, semplificazioni autorizzative e sistemi incentivanti”, è stato al centro del successivo confronto con: Alessandro Noce (Direttore Generale per i Mercati e le Infrastrutture Energetiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica): “Il biometano è uno dei pilastri delle politiche di decarbonizzazione nazionale che assume rilievo anche in ottica di sicurezza ed autonomia energetica del Paese. Dopo gli interventi del 2018 e del 2022, quest’ultimo collegato al PNRR, al MASE stiamo lavorando per un nuovo DM di incentivazione del biometano per traguardare gli ambiziosi obiettivi del PNIEC”.
Vinicio Mosé Vigilante (Amministratore Delegato GSE): ‘Il biometano coniuga transizione energetica, competitività e sviluppo dei territori. Valorizzare i sottoprodotti agricoli e i reflui zootecnici significa trasformare le risorse locali in energia rinnovabile, creando nuove opportunità per le imprese agricole e contribuendo alla sicurezza energetica del Paese. Il GSE, per conto del Governo, sostiene questo percorso attraverso la gestione degli incentivi e l’accompagnamento delle imprese nella realizzazione degli investimenti. L’obiettivo è tradurre il potenziale della filiera in benefici concreti per il sistema produttivo e le comunità locali”.
Alberto Cavazzini (Direttore Tecnico Scientifico del CREA): “Dalle biomasse al biometano, fino alla valorizzazione di ciò che resta dal processo produttivo: il CREA studia l’intera filiera con l’obiettivo di sviluppare un modello realmente circolare e sostenibile per l’agricoltura. Le attività riguardano la digestione anaerobica delle biomasse, la purificazione del biogas, il controllo della qualità del biometano e il suo utilizzo come carburante per le macchine agricole. In collaborazione con l’industria, il CREA ha sperimentato anche trattori e altre macchine alimentati a metano e biometano, verificandone prestazioni e possibilità di impiego nelle attività aziendali. Ma la sostenibilità della filiera passa anche dalla capacità di dare una seconda vita al digestato, il materiale che rimane dopo la produzione di biogas. Il CREA ne studia la valorizzazione in agricoltura, attraverso prove in campo e tecniche di distribuzione di precisione, valutandone l’efficienza nell’apporto di nutrienti e i possibili effetti sull’ambiente. L’obiettivo è chiudere davvero il ciclo: produrre energia rinnovabile dalle biomasse e trasformare ciò che resta dal processo in una risorsa per l’agricoltura, anziché in un residuo da gestire. Un approccio che può contribuire a ridurre il ricorso alle fonti fossili e ai fertilizzanti minerali e a rendere più sostenibile l’intera filiera”.
Simona De Iuliis (Responsabile Sezione Supporto Tecnico Strategico Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ ENEA): “Il biometano è prodotto valorizzando risorse nazionali, come residui agricoli, reflui zootecnici e sottoprodotti dell’industria agroalimentare, contribuendo al mix energetico rinnovabile per la riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l’aumento della resilienza del sistema energetico. Al tempo stesso offre opportunità di crescita economica per le imprese agricole, attraverso lo sviluppo di filiere territoriali e l’integrazione tra produzione alimentare ed energetica”.
Valerio Paolini (Ricercatore Senior del CNR): “Il biometano è una delle poche soluzioni in grado di promuovere allo stesso tempo l’agricoltura e la mitigazione del cambiamento climatico, ma la sua sostenibilità dipende dalla costruzione e dal monitoraggio dell’intera filiera. Infatti, il biometano ha un doppio beneficio ambientale, perché permette allo stesso tempo di sostituire i combustibili fossili e di evitare le emissioni di metano associate alla gestione e allo stoccaggio degli effluenti. Affinché questo doppio beneficio si realizzi pienamente, occorrono determinate condizioni: materie prime che non sottraggano risorse alla produzione di cibo, il contenimento delle perdite di metano lungo l’impianto e una buona gestione del digestato, a partire dalle emissioni di ammoniaca. Tutte queste criticità sono gestibili adottando buone pratiche già note nel settore, come la copertura degli stoccaggi, tecnologie di upgrading a basse perdite e controlli periodici. Il contributo della ricerca è rendere tutto questo misurabile, con bilanci del ciclo di vita basati su dati misurati e non solo su valori standard, monitoraggi e verifiche indipendenti”.
Le due tavole rotonde sono state coordinate da Stefano Masini (Responsabile dell’Area Ambiente e Territorio di Coldiretti). L’incontro ha messo in relazione le esigenze del mondo agricolo con le competenze della ricerca e la capacità delle istituzioni di trovare soluzioni condivise. Il percorso verso una maggiore autonomia energetica passa dalla possibilità di trasformare le innovazioni in soluzioni utilizzabili dalle imprese, con condizioni economiche sostenibili e benefici ambientali verificabili. Partner dell’evento: Gruppo Metano Toscana e Biogas Merse. Tra i media partner Italpress.
– Foto ufficio stampa Fondazione UniVerde –
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