Per la sua prima Festa della Repubblica da Console Generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli ha accolto mercoledì sera la comunità italiana della città per uno degli appuntamenti più attesi del calendario consolare. Davanti agli ospiti ha preso la parola con visibile emozione, dando il via a una serata dedicata agli ottant’anni della nascita della Repubblica.
Le celebrazioni hanno tenuto insieme la memoria storica e il ritratto di un’Italia contemporanea, capace di innovare e insieme saldamente legata al rapporto con gli Stati Uniti. Dall’Italia è arrivato il videomessaggio del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si è rivolto agli italiani oltreconfine parlando di «una comunità che può guardare al futuro con fiducia, coraggio e talento e che porta nel mondo il volto migliore dell’Italia». «Siamo orgogliosi degli ottant’anni della nostra Repubblica», ha aggiunto il ministro, annunciando un calendario di celebrazioni «che coinvolgeranno anche le scuole italiane all’estero».
In sala, accanto ai rappresentanti del mondo economico, universitario e culturale, anche l’onorevole Christian Di Sanzo, deputato della circoscrizione Estero per il Nord e Centro America, che ha ripercorso il significato del 2 giugno 1946, quando per la prima volta votarono anche le donne: «Gli italiani scelsero la Repubblica, scelsero la democrazia, scelsero la libertà», un gesto che ha definito «un profondo atto di rinnovamento, una promessa di dignità e di giustizia per tutti».
Sul versante artistico, il momento più alto è stato il collegamento con Bologna, da cui Paolo Fresu ha suonato gli inni italiano e statunitense, alternando e sovrapponendo le due melodie in un omaggio al legame tra i due Paesi. È seguita la danza, con l’Aterballetto di Reggio Emilia, tra le realtà di punta della scena contemporanea europea.
Più tardi la serata ha cambiato registro con il dj set di Molella e Cristian Marchi, due nomi storici della dance italiana. Tra gli ospiti della festa anche l’attrice Whoopi Goldberg, ormai di casa agli eventi italiani di New York, che si è rivolta ai presenti con parole d’affetto: «Vengo qui volentieri perché amo questa comunità, che mi ha accolta in tutta Italia, mi ha dato tanto affetto e non mi ha mai voltato le spalle: siamo davvero un’unica famiglia».
La festa ha confermato il peso di una comunità che continua a fare da raccordo tra l’Italia e gli Stati Uniti, sul piano culturale e su quello dei rapporti istituzionali.
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