ROMA (ITALPRESS) – Mario Adinolfi, arrestato lo scorso 8 luglio, perché coinvolto in un’indagine della procura di Roma con le ipotesi di reato di truffa, è stato portato in carcere. Per il giornalista e leader del Popolo della Famiglia è scattato infatti un aggravamento della misura cautelare per aver comunicato via social durante la detenzione. A darne notizia è lo stesso Adinolfi che su Facebook scive in un post: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto“. L’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma – Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari che ha disposto la custodia cautelare in carcere, in aggravamento, nei confronti del giornalista romano, per le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi, è stata eseguita stamane dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della locale Procura della Repubblica.
L’adozione della misura custodiale di maggiore rigore, scrivono i finanzieri in una nota, è scaturita “dalla reiterata e sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell’originaria ordinanza cautelare, con la quale era stato imposto all’indagato il divieto di utilizzare, in qualsiasi forma, dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore. Gli accertamenti svolti hanno documentato un numero reiterato di violazioni, concretizzatesi nell’utilizzo di social networks, che hanno assunto rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, con ulteriore rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento probatorio”.
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