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Malattie respiratorie, Blasi “Prevenzione e sport fondamentali per la salute dei polmoni”

ROMA (ITALPRESS) – Ogni giorno i polmoni filtrano migliaia di litri d’aria, entrando in contatto con virus, batteri, allergeni, polveri sottili e sostanze tossiche: fumo di sigaretta, inquinamento e invecchiamento della popolazione contribuiscono all’aumento delle patologie respiratorie, che negli ultimi decenni sono diventate sempre più frequenti. Le malattie più comuni dell’apparato respiratorio sono l’asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), le polmoniti, il tumore del polmone e le bronchiectasie, a cui si aggiungono malattie genetiche rare come la fibrosi cistica. Dato lo stretto legame con l’ambiente e lo stile di vita, le patologie polmonari sono un tema medico, ma anche sociale e culturale: promuovere la prevenzione, ridurre l’inquinamento, contrastare il tabagismo e investire nella ricerca sono azioni essenziali per proteggere la salute respiratoria oggi e per le future generazioni.

“Il Covid ha senz’altro cambiato la percezione delle persone riguardo le malattie respiratorie, perché ha colpito in maniera davvero pesante l’apparato respiratorio: la polmonite era il punto fondamentale, l’insufficienza respiratoria una delle cose che più spaventava; all’inizio i pazienti non volevano venire in ospedale, perché la mortalità per problemi di insufficienza respiratoria era così alta che c’era la paura di andarci. Ricordo un sottosegretario alla Sanità, in visita nel mio reparto, che disse a noi pneumologi ‘nessuno sapeva chi foste, dopo il Covid siete improvvisamente diventati i medici più famosi’: questo è vero perché il Covid, a parte la fase acuta, ha dato altre problematiche; soprattutto nella prima ondata e nella seconda ondata ci sono stati problemi respiratori e soprattutto di fibrosi polmonare a lungo termine”, ha dichiarato Francesco Blasi, direttore del dipartimento di area medica della struttura complessa di Pneumologia e Fibrosi cistica presso il Policlinico di Milano, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Parlando di malattie respiratorie, il primo esempio portato da Blasi è quello delle bronchiectasie: queste, spiega, “sono dilatazioni permanenti dell’albero respiratorio dei bronchi, che comportano la mancata eliminazione del muco dalle vie aeree: questo comporta la stasi del muco nelle vie aeree, quindi l’infezione cronica, la tosse cronica e infezioni respiratorie che si susseguono nel tempo. È una malattia non rara e con una mortalità importante: ha un notevole impatto sociale e clinico. L’eziologia è molto variegata: è associata a immunosoppressione e infezioni ricorrenti in età pediatrica oppure ad alcune malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide o infiammazioni croniche del colon quali ad esempio il morbo di Crohn; nel 50% dei casi è idiopatica, cioè non sappiamo a cosa sia dovuta. Il problema è la tosse cronica, con un accesso ricorrente alle cure e all’ospedale. Stiamo aspettando dei nuovi farmaci, già approvati dall’Fda e attualmente in vendita in America: in Europa ancora non li abbiamo, anche se sono stati già approvati dall’Ema: si tratta di farmaci antinfiammatori con un effetto molto buono sulle riacutizzazioni”.

Per quanto riguarda invece la fibrosi cistica, si tratta di “una malattia genetica autosomica e recessiva: questo vuol dire avere due genitori portatori del gene, che si deve unire in uno dei figli. È una malattia sistemica, non solo respiratoria: colpisce l’apparato gastroenterico. Uno dei segni più importanti è il blocco dell’eliminazione del meconio nel bambino appena nato: abbiamo poi l’insufficienza pancreatica, perché viene colpita anche la secrezione al pancreas con un danno legato a una proteina che si chiama Cftr e rende tutto il muco molto denso complicando l’eliminazione, bloccando la secrezione del pancreas e a livello del polmone. 35-40 anni fa l’aspettativa di vita per chi era affetto da fibrosi cistica polmonare era di dodici anni, adesso siamo vicini ai cinquanta: abbiamo farmaci in grado di modificare la funzione della proteina e attivi in Italia in circa l’80% dei pazienti; questo cambia in modo radicale la malattia e riduce in maniera significativa le riacutizzazioni, le ospedalizzazioni, l’uso degli antibiotici”.

La ricerca, prosegue Blasi, “ha fatto un balzo importantissimo negli ultimi 15 anni: conosciamo praticamente tutto della malattia e questo aiuta moltissimo nella gestione. Purtroppo ci sono pazienti non trattabili con i modulatori, altri che vi rispondono un po’ meno: questo ovviamente fa sì che, soprattutto nell’adulto, il danno c’è già e quindi abbiamo bronchiectasie, insufficienza pancreatica e diabete; adesso assistiamo a malattie cardiovascolari che prima non c’erano e al cancro. Il 99% dei pazienti viene identificato già nei primi giorni di vita: questo consente ovviamente di mettere in atto tutte le terapie e la profilassi fin da subito. C’è una piccola porzione di pazienti che può sfuggire allo screening: ad esempio da noi al Policlinico alcuni compaiono dal nulla con la fibrosi cistica, perché vengono magari all’ambulatorio bronchiectasie per farsi vedere e troviamo una fibrosi cistica perché sono nati prima dell’inizio dello screening oppure sono sfuggiti a esso. Teniamo conto che in Italia i portatori sono una persona ogni trenta: quando c’è un caso in famiglia facciamo lo screening genetico di tutti proprio per evitare che si crei un problema successivo”.

L’ultima riflessione è dedicata ai fattori che generano malattie respiratorie, ma anche a quelli che possono aiutare a prevenirle: “Il fumo è evidentemente il più determinante, ma anche l’inquinamento gioca un ruolo: bisogna inoltre ricordarsi che l’esercizio fisico costituisce una prevenzione non solo cardiovascolare, ma respiratoria. La funzione respiratoria migliora con l’esercizio fisico: il volume inspiratorio massimo al primo secondo è il migliore indicatore prognostico di morte cardiovascolare, più del colesterolo e dell’ipertensione“.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS)

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