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L’Italia manda le sue startup all’estero per crescere: il Global Startup Program di New York

“Abbiamo una grande concentrazione di talenti e startup, ma siamo ancora deboli rispetto ad altri Paesi europei”, dice Fabrizio Di Michele, console generale d’Italia a New York, esprimendo preoccupazione per l’ecosistema startup italiano.

Negli ultimi cinque anni, l’Agenzia ICE ha inviato fondatori di startup all’estero per partecipare a programmi di accelerazione. Quest’anno, per la prima volta, la coorte di New York è stata ospitata da Starta Ventures, venture capital americana che investe in startup internazionali.

Le startup italiane sono davvero “indietro”?

L’Italia è la terza economia europea, con un PIL di 2,3 trilioni di dollari, ma il suo ecosistema startup non regge il confronto. Secondo Eurostat, nel quarto trimestre 2024 l’Italia si classificava 22esima su 27 Paesi UE per nuove registrazioni d’impresa, dietro a nazioni più piccole come Cipro ed Estonia.

“Vorrei che fossimo più competitivi”, afferma Claudio Bertinetto dell’Agenzia ICE. “Siamo un hub di innovazione, ma rimane bloccata nelle università”. Nel 2019, La Bocconi ha lanciato B4i, hub e fondo per startup: delle 20 startup della prima edizione, 15 risultano oggi inattive online, tra cui Axess4You e Green Island.

Perché l’ecosistema è sottosviluppato?

I motivi principali sono burocrazia, mancanza di cultura startup e scarsità di capitale. Il sistema burocratico italiano è complesso e costoso, mentre le leggi sul lavoro favoriscono contratti stabili e limitano l’uso di freelance. “È molto complicato orientarsi”, spiega Lorenzo Craia, cofondatore della startup Witty. Ha dovuto assumere presto un consulente HR esterno, con costi rilevanti.

Dal 2012 il governo ha definito le “startup innovative” e introdotto incentivi fiscali, semplificazioni e accesso facilitato ai finanziamenti. Quest’ anno gli incentivi sono stati aggiornati anche per supportare l’espansione internazionale, ma IAG, la più grande rete di business angel italiani, segnala che la riforma resta incompleta.

La cultura italiana stessa può frenare l’innovazione. “Gli italiani sono orgogliosi di come fanno le cose… e questo è un problema. Dobbiamo rispettare le regole e le altre culture”, dice Erica Di Giovancarlo, direttrice ICE New York. Bertinetto aggiunge: “C’è un’avversione incredibile al rischio, che negli Stati Uniti invece fa parte del DNA”. Inoltre, gli investimenti esteri diretti in Italia sono crollati del 43% nel 2023, mentre nel mondo sono diminuiti solo del 2%.

Nonostante tutto, secondo venture capital italiana P101, negli ultimi dieci anni gli investimenti VC in Italia sono cresciuti del 644%, superando la media europea del 492,5%. Oggi il capitale investito supera 1 miliardo di dollari all’anno, rispetto ai 150 milioni del 2013, anche se 2023 e 2024 hanno visto forti cali (-53% e -10%).

“Abbiamo talenti, capacità tecnologiche e startup giovani che hanno bisogno di mercati e fondi che solo gli Stati Uniti possono offrire”, spiega Di Michele. “Dobbiamo raccontare meglio l’Italia, perché ci sono pregiudizi diffusi, soprattutto tra gli investitori”.

Il Global Startup Program di ICE

Da cinque anni ICE supporta le startup italiane con il Global Startup Program di New York. La quinta edizione ha visto il budget ridotto del 30% e la durata del programma dimezzata a quattro settimane. La soglia minima di fatturato o capitale investito è raddoppiata a 216.000 dollari.

“Ridurre la permanenza richiesta ha permesso a molte aziende di partecipare”, spiega Bertinetto. “Non erano solo idee: avevano prodotti pronti, clienti e fatturato”. Anastasia Lykova di Starta Ventures aggiunge: “Gli italiani lavorano duramente, ma si divertono anche. Sempre scherzosi, ma fino a tardi in riunioni”.

Lo scorso novembre, il console Di Michele ha partecipato al “Demo Day” finale, un’occasione per i founder di presentare le proprie startup ad investitori: “Vedo il valore, il talento e l’impegno dei giovani italiani. Come rappresentante dell’Italia, sono orgoglioso”.

“Abbiamo piantato molti semi, e spero che molti germoglieranno”, conclude Lykova. “Non è finita”.

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