ROMA (ITALPRESS) – I giovani rappresentano la base della società del futuro. In un contesto di rivoluzione digitale, con le nuove tecnologie alla ribalta, la Kennedy Human Rights Italia ha lanciato una call to action dedicata a tutte le scuole superiori italiane (secondarie di II grado) per valorizzare la figura di ragazze e ragazzi ed esplorare il concetto di “Pursuit of Happiness” (Ricerca della Felicità), assai caro alla figura del Senatore americano. In un celebre discorso del 1968, tenuto presso l’Università del Kansas, Robert F. Kennedy sosteneva infatti che il PIL è in grado di misurare tutto “tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.
Insieme al Centro Studi Americani, che ha ospitato a Roma il dibattito all’interno del progetto “The Pulse of Happiness: dalla Dichiarazione d’Indipendenza alle competenze socio-emotive” lanciato in questo 2026 in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana, la KHR Italia si è posta l’obiettivo di trasformare un principio filosofico in uno strumento pratico di benessere e resilienza per le nuove generazioni italiane, attraverso lo sviluppo di competenze socio-emotive.
Il progetto si svilupperà in più tappe, prevedendo momenti di formazione dedicati ai docenti ed agli alunni: saranno organizzati workshop nelle scuole incentrati sull’intelligenza emotiva; ci sarà un momento di scambio culturale Italia – USA tra studenti italiani ed americani su concetti quali felicità pubblica, giustizia sociale ed equità; saranno attivati laboratori interattivi; verrà pubblicato un white paper sulla correlazione tra benessere emotivo dei giovani e partecipazione democratica; ed il tutto culminerà a maggio del prossimo anno con un evento “Independence from Fear” in cui saranno presentati i lavori degli studenti ed il manifesto sulla felicità come competenza civica.
Hanno partecipato al convegno Federico Moro (Segretario Generale KHR Italia), Massimo Lapucci, (Professore di "Management di Economia Circolare e Transizione Ecologica" – LUISS University e International Fellow Digital Ethics Center – YALE University), Roberto Sgalla (Direttore Centro Studi Americani) e Valentina Pagliai (Responsabile Progetti Educativi KHR Italia).
“La difesa dei diritti umani e il benessere nella scuola deve essere una priorità per costruire un mondo più giusto. Le competenze socio-emotive come empatia, gestione dello stress o decision- making responsabile, sono i mezzi necessari affinché i giovani possano esercitare il loro diritto alla felicità in una società complessa. Lavoriamo da anni con istituti italiani di ogni grado per apportare il nostro contributo e dare una speranza alle nuove generazioni, seguendo l’insegnamento ancora molto attuale che ci ha lasciato il Senatore Robert F. Kennedy“, ha commentato Federico Moro.
Massimo Lapucci, di recente autore insieme a Stefano Lucchini (Presidente KHR Italia) del libro “Ritrovare l’umano. Perché non c’è sostenibilità senza Health, Human e Happiness”, ha illustrato come oggi sia cruciale soffermarsi sulla centralità della persona e sul ruolo delle scuole come laboratori di futuro. “Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere gli ESG come bussola della sostenibilità globale. Ma oggi siamo chiamati a compiere un passo ulteriore: evolvere verso un paradigma ESG+H. In un’epoca attraversata dall’Intelligenza Artificiale e da trasformazioni profonde, la H di Human, Health e Happiness diventa una bussola etica prima ancora che un indicatore economico. Ci ricorda che il vero progresso non si misura soltanto nella crescita o nell’efficienza, ma nella capacità di una società di generare dignità e benessere collettivo. L’AI non è il nemico: è una straordinaria opportunità, ma richiede coscienza, visione e governance responsabile. Dobbiamo educare le nuove generazioni a governare l’algoritmo, a usarlo senza perdere creatività, pensiero critico e senso etico. La scuola – ha concluso – diventa così il luogo in cui si costruisce questa nuova alleanza tra tecnologia e umanità, una comunità viva in cui la felicità non è un’illusione romantica, ma un progetto civile e collettivo. Perché il futuro non appartiene alle macchine, ma alle persone capaci di orientarle verso il bene comune”.
– foto ufficio stampa Kennedy Human Rights Italia –
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