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Dodici modi diversi di raccontare il cibo italiano

Il 9 ottobre l’Istituto Italiano di Cultura di New York, al 686 di Park Avenue, ha ospitato la terza edizione del Food and Future – Italian Video Art Contest. Anche quest’anno il pubblico newyorkese ha risposto con una partecipazione numerosa e attenta, seguendo con vivo interesse la proiezione dei cortometraggi e la comunicazione dei vincitori.

In Italia il cibo è molto più di un’abitudine quotidiana: custodisce tradizioni, evoca luoghi e persone, accompagna i momenti che diventano patrimonio di famiglia. Ma che cosa accade quando a reinterpretare queste tradizioni sono giovani artisti? È da questa domanda che nasce il concorso di videoarte, giunto quest’anno alla sua terza edizione.

Dodici cortometraggi di circa tre minuti ciascuno hanno portato davanti al pubblico di Manhattan lo sguardo degli studenti delle Accademie di Belle Arti di Bari, Lecce e Napoli. Selezionate dai docenti delle rispettive Accademie, le opere hanno raccontato il legame tra cibo e identità italiana attraverso linguaggi molto diversi: dalle storie di famiglia all’ironia, dalla tradizione alla sperimentazione visiva.

Il format, il concorso e il premio sono di proprietà di Pensiero Mediterraneo, la società dei soci fondatori Stefano Prior e Luigi Capone. L’iniziativa punta a promuovere la cultura italiana all’estero e, allo stesso tempo, a dare visibilità a nuovi talenti, unendo due ambiti in cui il nostro Paese gode di una reputazione internazionale consolidata: l’arte e la gastronomia. Sullo sfondo, una domanda più ampia: come interpretano le nuove generazioni l’eredità culturale italiana?

Dopo i saluti di benvenuto della dottoressa Malina Mannarino, in rappresentanza dell’Istituto Italiano di Cultura di New York che ha ospitato la serata, ha preso la parola Stefano Prior. Prior ha salutato gli ospiti e ringraziato quanti si sono adoperati per la realizzazione di questa terza edizione, in particolare la dottoressa Flavia Pankiewicz, che per motivi personali non ha potuto essere presente a New York. Nel suo discorso ha ricordato che l’obiettivo del progetto è coinvolgere i giovani nella costruzione di questo racconto, lasciando loro piena libertà di espressione attraverso il linguaggio dell’arte. Dopo la prima edizione del 2024 alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University e la seconda del 2025 all’Istituto Italiano di Cultura, il progetto si prepara ora a una nuova fase: come annunciato durante la serata, dal 2027 Food and Future – Italian Video Art Contest diventerà un’iniziativa nazionale, aperta a tutte le Accademie di Belle Arti italiane che vorranno aderire.

Quest’anno la giuria, composta da rappresentanti del mondo dell’arte, del cinema, del design, delle relazioni tra Italia e Stati Uniti e della cultura italiana, ha confermato i giurati delle edizioni precedenti e si è ampliata con l’ingresso dell’attore Kaspar Capparoni e della dottoressa Alma Laias, esperta in relazioni internazionali. L’unico cambiamento ha riguardato la presidenza: Jacqueline Greaves Monda, alla guida della giuria nelle prime due edizioni, quest’anno non ha potuto farne parte e il ruolo è stato affidato a Davide Ippolito, editore e produttore, che nel suo intervento di saluto l’ha ringraziata per il lavoro svolto.

È stato poi lo stesso Ippolito a chiamare sul palco gli ospiti della serata, legati ai temi della salute e dell’alimentazione, per una riflessione sul rapporto tra cibo e benessere. Il primo a intervenire è stato Valter Quercioli, presidente nazionale di Federmanager, che ha sottolineato la responsabilità delle imprese nei confronti della salute dei lavoratori, osservando come negli ultimi anni l’attenzione delle aziende si sia progressivamente spostata dalla qualità del cibo alla prevenzione e alla salute mentale.

Sul tema della prevenzione si è soffermato anche il dottor Pasquale Mugione, chirurgo bariatrico dell’Ospedale Monaldi di Napoli, presente a New York nell’ambito delle iniziative di Campus Salute, che prevedono anche screening medici gratuiti. Mugione ha richiamato l’attenzione sul legame tra alimentazione e salute, ricordando che il cibo non è soltanto un elemento dell’identità culturale, ma svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie e nella qualità della vita. A chiudere gli interventi è stata la professoressa Annamaria Colao, endocrinologa dell’Università Federico II di Napoli e coordinatrice della Cattedra UNESCO in Educazione alla salute e sviluppo sostenibile, che ha illustrato il valore scientifico della dieta mediterranea come modello di prevenzione e longevità, a tutela della salute metabolica e contro le malattie croniche.

La parola è passata quindi ad Antonella Marino, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bari, critica d’arte e Art Director di Food and Future, che ha accompagnato il pubblico dell’Istituto Italiano di Cultura alla scoperta delle opere.

Nel presentare i cortometraggi, Marino ha messo in luce alcuni temi ricorrenti che, dopo tre edizioni, cominciano a delineare il modo in cui le nuove generazioni guardano al cibo. Famiglia, tradizione, memoria e legame con la terra tornano con frequenza, ma accanto a questi motivi rassicuranti emergono anche letture meno convenzionali: la tavola diventa luogo di solitudine e incomunicabilità, l’abbondanza si trasforma in eccesso, la distribuzione del cibo apre interrogativi sulle disuguaglianze.

Secondo Marino, ciascuna Accademia esprime una propria sensibilità. Napoli si distingue per un approccio ironico e irriverente, che a tratti sfiora il grottesco; Bari predilige una narrazione diretta ed emotiva, legata alla famiglia, alla memoria e alla vita quotidiana; Lecce tende invece a un linguaggio simbolico, in cui il cibo assume talvolta un valore spirituale.

Le opere in concorso lo hanno confermato. “Dalla terra”, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Napoli, racconta il lavoro agricolo e il ciclo della coltivazione, soffermandosi sul percorso che porta il cibo fino a noi. All’opposto, “Non aprite quel cartone” trasforma un simbolo familiare come la pizza in una presenza inquietante. Due letture quasi agli antipodi, che dimostrano come il cibo possa dare vita a storie lontanissime dall’immagine abituale della cucina italiana.

Tra le novità dell’edizione 2026, al premio ufficiale della giuria, che prevede un riconoscimento di 500 euro per il vincitore, si è aggiunto il Premio Parmigiano Reggiano, nato dalla collaborazione con il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, che ha dato nuovo rilievo alla Menzione d’Onore, già presente nelle edizioni precedenti e assegnata con il voto del pubblico newyorkese. Il vincitore, oltre a ricevere una targa, avrà l’opportunità di realizzare un breve documentario per il Consorzio, con spese di viaggio, vitto e alloggio coperte, e potrà contare su un’importante vetrina.

I premi offrono così una concreta possibilità di trasformare l’esperienza artistica in un’opportunità professionale. È uno dei tratti distintivi di Food and Future – Italian Video Art Contest: non soltanto celebrare il talento dei giovani, ma creare le condizioni perché trovi spazio anche fuori dalle aule dell’Accademia.

Al termine della proiezione dei dodici cortometraggi finalisti, il pubblico in sala è stato chiamato a votare il film vincitore del Premio Parmigiano Reggiano. In attesa del risultato è stato proiettato il cortometraggio vincitore dell’edizione 2025, “Do you really know what you’re eating?” di Francesco Silvaggi, per consentire all’organizzazione di verificare e confermare l’esito delle votazioni. Il presidente di giuria Davide Ippolito ha quindi comunicato la decisione della giuria: il Premio Food and Future 2026 è andato a “Eat It, Don’t F*ck It” di Carlo Gargiulo e Simona Aiello (Accademia di Belle Arti di Napoli), davanti a “Quanto basta” di Raffaella Mastrorilli e Nicolò Tempesta (Accademia di Belle Arti di Bari) e a “Non aprite quel cartone” di Gionata Andrew Dantec (Accademia di Belle Arti di Napoli). La giuria ha inoltre attribuito a “Quanto basta” la menzione per la miglior realizzazione tecnica. Ippolito ha poi invitato sul palco il dottor Pasquale Antonio Riccio, presidente di Campus Salute, che dopo una breve presentazione delle attività dell’associazione ha annunciato i vincitori del Premio “Parmigiano Reggiano”, Menzione d’Onore della Giuria Popolare di New York: primo classificato “Quanto basta”, che ha così conquistato anche il favore del pubblico, seguito da “Non aprite quel cartone” e da “Buy the book” di Davide Palamà (Accademia di Belle Arti di Lecce).

Dopo i saluti finali della dottoressa Malina Mannarino, a nome dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, la serata si è chiusa con un momento dedicato al food Made in Italy e all’eccellenza italiana: l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano da parte dello chef Fabio Manfredi, un gesto che racconta il lavoro e la sapienza artigianale dietro uno dei prodotti italiani più conosciuti al mondo.

Ciò che rende Food and Future – Italian Video Art Contest un’iniziativa originale non è soltanto l’incontro tra arte e gastronomia, ma soprattutto la scelta di non imporre alle nuove generazioni un’immagine precostituita dell’Italia. Nei cortometraggi il cibo non è sempre sinonimo di convivialità e la tradizione non è mai celebrata in modo acritico: può essere memoria e appartenenza, ma anche contraddizione e cambiamento.

Con l’apertura alla dimensione nazionale annunciata per il 2027, il concorso si prepara ad accogliere nuovi sguardi e nuove prospettive. È questo, in fondo, il contributo più significativo di Food and Future – Italian Video Art Contest: ricordare che valorizzare l’eredità culturale italiana non significa soltanto conservarla, ma offrire ai giovani la possibilità di reinterpretarla.

Perché il futuro del Made in Italy sarà raccontato non solo da ciò che il Paese ha saputo creare, ma anche dal modo in cui le nuove generazioni sapranno guardarlo.

Pensiero Mediterraneo e i soci Luigi Capone e Stefano Prior ringraziano tutte le aziende e le realtà che hanno sostenuto e contribuito a realizzare questa terza edizione: il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, con un saluto particolare al presidente Nicola Bertinelli; Prosecco La Classe, per il brindisi finale; il Newyorkese e il suo staff, per l’attività di comunicazione; l’associazione Campus Salute; APCI Nord America – Associazione Professionale Cuochi Italiani Nord America; BCC Terra d’Otranto; Noi la Qualità; Elite Delight; Le Papù; Casa Mia at the Hawthorne; Pinsa Italiana; lo Studio Capone & Associati e Prior Consulting.

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