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Competenze avanzate ma nessun titolo che le riconosca, i Logopedisti chiedono la laurea specialistica clinica

BOLOGNA (ITALPRESS) – A chi si rivolge una famiglia quando un bambino non parla, o un paziente oncologico perde la voce dopo l’intervento? A un Logopedista. Professionista sanitario che su molti casi clinici ha maturato competenze avanzate sul campo, nel lavoro di ogni giorno, ma che non può ancora contare su un percorso di specializzazione riconosciuto. Da Bologna, dove si è chiuso il 2° Congresso nazionale dei Logopedisti, arriva la richiesta di colmare questo vuoto con una riforma che introduca lauree specialistiche cliniche per la professione.

L’appuntamento è stato promosso dalla Commissione di albo nazionale dei Logopedisti, che fa parte della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp). Aprendo i lavori, Tiziana Rossetto, presidente della Commissione di albo, ha messo la formazione al centro della giornata: “Questo Congresso mette al centro del dibattito un tema fondamentale per il professionista sanitario, la formazione“. A suo giudizio, la salute globale, con la sua complessità clinica, organizzativa, epidemiologica e sociale, obbliga i professionisti a un aggiornamento continuo di conoscenze e competenze, indispensabile per rispondere ai nuovi bisogni delle persone assistite e della comunità.

I Logopedisti italiani iscritti all’albo sono circa 15 mila, 24 ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 40. Il lavoro, per chi si laurea, non manca. Secondo il XXVIII Rapporto AlmaLaurea, a un anno dal titolo risulta occupato l’89,7% dei laureati in Logopedia del 2024. E non manca nemmeno l’interesse dei giovani. Per l’anno accademico 2026/2027 le università statali hanno ricevuto 5.707 domande di ammissione a Logopedia per 1.150 posti, circa cinque per ogni posto, il secondo rapporto più alto tra le 22 professioni sanitarie, con un aumento del 13,7% in un anno. Tuttavia, a una professione che appassiona e offre occupazione manca ancora un percorso di formazione avanzata all’altezza delle responsabilità che i Logopedisti già esercitano. Al congresso hanno partecipato 400 professionisti provenienti da tutta Italia.

Dopo i saluti istituzionali, la mattinata è partita con una sessione su come programmare le professioni sanitarie guardando ai bisogni di salute della popolazione, oltre che alla carenza di personale, e come la formazione del Logopedista possa passare dalle conoscenze alle competenze. Il confronto si è poi allargato all’Europa, con l’esperienza della Francia, dove la laurea abilitante in logopedia dura cinque anni. A portare l’esperienza d’Oltralpe la presidente della federazione nazionale dei Logopedisti francesi, Sarah Degiovani: “In Francia l’avanzamento della formazione ha portato a una maggiore autonomia e a una maggiore responsabilità professionale e, in seguito, a un diverso livello di inquadramento dei Logopedisti. Mi auguro che la formazione avanzata diventi una realtà in tutta Europa”, ha spiegato.

Una tavola rotonda ha riportato la discussione sul piano nostrano, mettendo a confronto più punti di vista su come costruire una formazione avanzata all’altezza dei nuovi bisogni di salute, passando il testimone alla ricerca, indicata come leva strategica per il futuro della professione. Il pomeriggio è stato dedicato alle competenze avanzate sul campo: pediatria, area neurologica e geriatrica, oncologia e audiologia, con un’attenzione particolare alle competenze digitali e tecnologiche che rendono le cure più personalizzate e accessibili. Spazio anche ai nuovi contesti di intervento logopedico, dalle cure palliative pediatriche al pronto soccorso. In parallelo, cinque sessioni poster hanno raccolto oltre 100 contributi scientifici nazionali e internazionali, dall’area critica e dalla neonatologia alla voce e alla deglutizione dell’adulto, fino all’età evolutiva e ai disturbi dell’apprendimento.

Nelle conclusioni la presidente Tiziana Rossetto ha indicato la direzione del lavoro che attende la Commissione: “I Logopedisti che esercitano già competenze avanzate, con piena responsabilità sulla sicurezza delle cure, hanno diritto a un percorso formativo riconosciuto. Il nostro impegno è di portare la richiesta, insieme alla Federazione nazionale, in tutte le sedi competenti”. Diego Catania, presidente della Fno Tsrm e Pstrp, intervenuto al congresso, ha ricondotto la richiesta della Commissione al percorso di riordino delle professioni sanitarie, dove le competenze avanzate sono oggetto di discussione: “Oggi i Logopedisti hanno l’esigenza di dare maggiore risalto alla formazione specialistica, indispensabile per rispondere ai nuovi bisogni di salute. Per la Federazione nazionale questa richiesta è una priorità. Nella riforma per il riordino delle professioni sanitarie le competenze avanzate sono un banco di prova, e ci impegneremo a portarle in quella discussione insieme alle Commissioni di albo, all’università e alle Regioni”.

– foto ufficio stampa Fno Fno Tsrm e Pstrp –

(ITALPRESS).

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