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Trauma grave, tremila morti l’anno in Italia e prima causa di decesso tra i giovani

ROMA (ITALPRESS) – Il trauma grave non è soltanto una questione chirurgica: è una sfida che coinvolge competenze diverse, organizzazione e capacità di prendere decisioni in tempi rapidissimi. Un paziente politraumatizzato può presentare lesioni multiple e potenzialmente letali, che richiedono l’intervento di diversi specialisti e un percorso coordinato: un vero e proprio sistema, il trauma system. La catena parte dalla prevenzione, continua con il soccorso sul luogo dell’evento, il triage, il trasporto e la scelta dell’ospedale più appropriato: prosegue con il trauma team, la diagnostica, il controllo dell’emorragia, la chirurgia o la radiologia interventistica, la terapia intensiva e infine la riabilitazione. “Il traumatologo cura l’osso fratturato, ma il trauma in realtà è molto di più: è trauma cranico, emorragia interna per una rottura della milza o del fegato, una ferita d’arma da fuoco o una coltellata, un osso rotto o più ossa rotte. Il Policlinico riceve molti tipi di traumi, anche se il Trauma Center principale è al Niguarda: il volume del trauma è enorme, facciamo un po’ di fatica a raccogliere i dati. A livello globale abbiamo 5 milioni di morti all’anno per trauma: di questi solo un milione e mezzo sono legati agli incidenti stradali. In Italia abbiamo tremila persone tra uomini e donne che muoiono per un trauma: quello che però va a impattare molto la società è che il trauma è la prima causa di morte nella popolazione giovane, tra 20 e 40 anni. Le spese per le cure, la riabilitazione, la perdita di funzionalità, il ritorno alle proprie attività, molto spesso sono ingenti: è qualcosa di molto complicato per questi pazienti, che hanno subito danni enormi”. Lo ha detto Hayato Kurihara, responsabile di Chirurgia d’urgenza presso il Policlinico di Milano, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

La prima riflessione di Kurihara è dedicata agli aspetti più importanti su cui un traumatologo deve focalizzare l’attenzione: “Per le priorità nella gestione di un paziente politraumatizzato c’è una sequenza di azioni, a partire dalla compromissione delle vie aeree: quello che fondamentalmente ci interessa molto è il controllo dell’emorragia. A fare la differenza è il modo in cui viene gestito il team sanitario che gestisce il trauma, funziona come nel cambio gomme della Formula 1: perdere tre minuti di tempo nel controllo dell’emorragia aumenta la mortalità dell’1%, sei minuti del 2%, nove minuti del 3% e così via”. Altro tema è l’impreparazione delle persone senza esperienza medica di fronte a scenari di questo genere: “Un comune cittadino, di fronte a gravi emorragie o traumi, rimane assolutamente spiazzato e ha paura di toccare un ferito, quando a volte basterebbe semplicemente prendere la giacca e comprimere la fonte di sanguinamento: questa è una cosa che abbiamo imparato quando c’è stato il Boston Bombing, lì fu una situazione particolare perché c’erano tanti veterani di guerra che nel loro zainetto avevano i lacci per fermare l’emorragia, almeno dagli arti; lo Stop the Bleed Course è nato proprio in quell’occasione, con tanto di benedizione da parte di Obama”.

Il Trauma System, spiega Kurihara, costituisce “la catena della sopravvivenza. Si parte ovviamente dalla prevenzione: sono molto orgoglioso del fatto che in Italia abbiano ad esempio reso obbligatorio l’elmetto per lo sci, siamo forse l’unico paese europeo ad averlo fatto. Il Trauma System richiede poi un servizio extraospedaliero che deve centralizzare il paziente nell’ospedale migliore, non necessariamente nel più vicino: c’è poi l’attività intraospedaliera con la fase riabilitativa. Le due caratteristiche principali del chirurgo specializzato nei traumi sono capacità decisionale e leadership del team, che a volte può essere composto anche da dieci persone: le capacità comunicative sono fondamentali. Una chirurgia d’urgenza e del trauma ottimale dovrebbe avere la possibilità di occuparsi del 70% di urgenze e del 30% di chirurgia elettiva: al Policlinico siamo riusciti a farlo anche grazie alla collaborazione delle altre unità operative, che danno una mano anche sulle situazioni non urgenti”. Per lui, racconta in conclusione, c’è alle porte una nuova esperienza professionale: “Sono stato contattato dall’ospedale governativo di Abu Dhabi: negli ultimi anni negli Emirati Arabi Uniti sono riusciti ad abbattere quasi del 50% gli incidenti stradali, però non è ancora sufficiente e devono riorganizzare il Trauma Team e il registro dei traumi, quindi mi hanno chiesto un aiuto sul piano organizzativo e formativo ma anche nella gestione dei protocolli di trasferimento con gli altri ospedali”.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS)

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