La musica è l’unica forma d’arte che non ha una forma. Non si può toccare, non occupa spazio, eppure resta capace di sollevare chi ascolta al di sopra di tutto il resto. La bellezza del ritmo e del tono va molto oltre il linguaggio, oltre la provenienza. Il mondo ha bisogno di armonia molto più di prima, e la musica è armonia, sia per la moltitudine che per il singolo. È esattamente quello che succede a Badawï, solo che qui l’armonia si scontra letteralmente con la pietra.
Il primo weekend, il 18 luglio, ha aperto la stagione con CamelPhat e Mind Against, seguito il 25 luglio dal set ibrido di WhoMadeWho insieme a DJ Tennis. Il 31 luglio è stato riservato a un lineup a sorpresa, mentre il 1° agosto Badawï ha ospitato una data speciale, No Art, con Adam Port b2b ANOTR, Benja e Megatronic nella cornice storica del Parco Archeologico di Egnazia. Il programma prosegue l’8 agosto con Marco Carola e Ale De Tuglie, per chiudere il 14 agosto con un cast pesante, Dixon b2b Jimi Jules e un extended set all’alba di Luciano, insieme a Dyzen e Joëlla Jackson, prima dell’ultimo appuntamento del 22 agosto con Adriatique e Vomee.
A differenza di un club chiuso tra quattro mura, Badawï sfrutta l’acustica naturale della cava: le pareti di roccia calcarea amplificano il suono e lo restituiscono come un’eco che si propaga in tutto lo spazio.
Il nome viene dall’arabo e significa “abitanti del deserto”, un richiamo diretto ai nomadi beduini, ai viaggiatori liberi che seguono il proprio istinto senza una meta fissa. È un’immagine puramente simbolica: la cornice è una ex cava di pietra nella Valle d’Itria, vicino a Fasano, tra gli ulivi secolari e le pareti di pietra calcarea che compongono il paesaggio pugliese.
Il 2026 segna la Season V, cinque anni di attività per un format che non ha cambiato la sua identità di base: lasciare che sia lo spazio a definire il suono. Le pareti scoscese della cava agiscono da anfiteatro naturale, amplificando ogni set e trasformando la roccia stessa in un elemento scenico, valorizzato con giochi di luce pensati per esaltare la superficie grezza della pietra. Il calendario di quest’anno conta sei appuntamenti, dal 18 luglio al 22 agosto, ognuno costruito attorno alla formula dal tramonto all’alba.
L’accesso a Badawï non è pensato per essere semplice: i biglietti si vendono solo online, in capacità limitata, e le date esauriscono in poche ore. Quell’esclusività, unita all’estetica del pubblico, che sui social richiama apertamente l’immaginario da Coachella, cappelli di paglia, stivali, abiti studiati, ha contribuito a costruire attorno a Badawï la fama di essere una specie di Coachella pugliese: non tanto per le dimensioni dell’evento, quanto per il modo in cui musica, paesaggio e stile si sono fusi in un’unica esperienza riconoscibile.
L’articolo Badawï, cinque anni di musica elettronica dentro una cava in Puglia proviene da IlNewyorkese.
