GENOVA (ITALPRESS) – Dal 2026 negli ospedali dell’Azienda ospedaliera metropolitana di Genova sarà attivo il modello di chirurgia ortopedica SSD (Same Day Discharge) per gli interventi di protesi di anca e ginocchio, che consente le dimissioni del paziente entro 24 ore dall’operazione in condizioni di piena sicurezza clinica. Il progetto, annunciato oggi in conferenza stampa dalla Regione Liguria, sarà attivo entro fine anno al policlinico San Martino, una volta terminata la formazione degli specialisti, dopodiché verrà progressivamente esteso agli altri poli cittadini: Villa Scassi, Galliera e San Carlo di Voltri. “L’introduzione del percorso SSD – spiega Massimo Nicolò, assessore alla Sanità Regione Liguria – rappresenta un’innovazione organizzativa che coniuga qualità delle cure, sicurezza clinica e migliore esperienza per il paziente. Dimettere entro 24 ore, nei casi accuratamente selezionati e in piena sicurezza, significa favorire un recupero più rapido, ridurre i rischi legati alla degenza prolungata e valorizzare un modello assistenziale basato sull’integrazione tra professionalità diverse e sulle migliori evidenze scientifiche. L’obiettivo è portare questo modello, dopo la fase di avvio al San Martino, in tutti gli ospedali dell’Azienda ospedaliera metropolitana, affinché un numero sempre maggiore di cittadini possa beneficiare di percorsi di cura innovativi, appropriati e di elevata qualità. Continuiamo a investire in organizzazione, competenze e innovazione perché crediamo che il futuro della sanità passi anche dalla capacità di migliorare costantemente i servizi offerti ai cittadini”.
“Questo progetto – spiega Monica Calamai, direttrice generale di Aom Liguria – segna una svolta nell’innovazione organizzativa e clinica dei nostri ospedali. La dimissione entro 24 ore non significa ridurre l’assistenza, ma offrire un percorso più moderno, personalizzato e sicuro, reso possibile dall’integrazione tra competenze chirurgiche, anestesiologiche, infermieristiche e riabilitative. Ciò si traduce per i pazienti in un recupero più rapido dell’autonomia e rientro veloce al proprio domicilio, mentre per il sistema sanitario in un utilizzo ancora più appropriato delle risorse disponibili, mantenendo elevati standard di qualità delle cure. Esistono diversi centri mondiali, negli Stati Uniti e uno Irlanda, che applicano già da tempo questo protocollo e che dimostrano l’eccellenza del percorso attraverso indicatori di sicurezza, esiti clinici, soddisfazione del paziente ed efficienza organizzativa, controllo dei costi”. Ogni anno in provincia di Genova vengono eseguiti 3.549 interventi di artroprotesi, di cui 1.913 protesi d’anca e 1.636 protesi di ginocchio, numeri che testimoniano quanto questa chirurgia rappresenti un’attività strategica per il sistema sanitario e quanto sia necessario adottare modelli organizzativi sempre più innovativi ed efficienti.
Il modello SSD nasce negli Stati Uniti e sarà l’Orthopedic Associates Surgical Center (OASC) del gruppo Orthopedic Associates of Hartford (OAH) con sede nello stato del Connecticut a occuparsi del percorso formativo specialistico. “Non pensiamo di portare in Italia una nuova tecnica chirurgica – precisa Pietro Memmo, presidente della Orthopedic Associates di Hartford -. I professionisti di Aom possiedono già competenze cliniche di eccellenza. Possiamo mettere a disposizione un modello organizzativo consolidato negli Stati Uniti, la casistica di quindici anni di attività per attivare la chirurgia ortopedica ambulatoriale di protesi d’anca e al ginocchio nell’arco di una giornata di degenza. Si tratta di ripensare, per un target definito di pazienti, l’intero percorso di presa in carico: prima, durante e dopo l’intervento. Per noi la sicurezza e la qualità dell’intervento e dell’assistenza, l’abbattimento delle complicanze e delle infezioni ospedaliere sono la priorità assoluta”. Il nuovo percorso nasce dall’evoluzione dei programmi di Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) e integra le più avanzate tecniche chirurgiche, anestesiologiche e riabilitative. L’obiettivo non è semplicemente ridurre la permanenza in ospedale, ma ripensare l’intero percorso di cura, dalla selezione del paziente alla preparazione preoperatoria, dal controllo ottimale del dolore alla mobilizzazione precoce, fino al monitoraggio dopo la dimissione.
Il paziente viene così accompagnato lungo un percorso multidisciplinare costruito su misura, che permette un recupero funzionale più rapido, una riduzione dei rischi legati all’ospedalizzazione prolungata e un ritorno precoce nel proprio ambiente di vita, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza. “Per garantire il successo del progetto – conclude Calamai – è previsto uno specifico percorso di formazione rivolto ai professionisti coinvolti, con la costituzione di un’équipe multidisciplinare dedicata che accompagnerà tutte le fasi del nuovo modello organizzativo”.
– foto xa8/Italpress –
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