ROMA (ITALPRESS) – Le modifiche approvate in sede referente “confermano l’obiettivo di rendere il Piano Casa maggiormente orientato alla realizzazione di interventi complessi di rigenerazione urbana e di edilizia convenzionata, introducendo meccanismi che favoriscono la partecipazione di operatori privati qualificati, ampliano la flessibilità urbanistica dei programmi e rafforzano la dimensione sociale e multifunzionale degli interventi”. È quanto si legge in una nota dell’associazione Remind, secondo cui “pur non essendo state accolte specifiche aperture ai FIA immobiliari, alle SICAF e alle SIIQ/SIINQ, numerose modifiche appaiono coerenti con modelli di investimento immobiliare istituzionale e potrebbero favorire in prospettiva una maggiore partecipazione di capitali privati al settore dell’housing sociale”. Per l’associazione “sarebbe opportuno rafforzare ulteriormente il ruolo del Commissario straordinario, attribuendogli non solo funzioni di coordinamento amministrativo, ma anche compiti di promozione, strutturazione e attrazione di investimenti destinati all’edilizia sociale e alla rigenerazione urbana”. Inoltre “sarebbe opportuno estendere espressamente il Fondo di garanzia anche agli interventi di edilizia residenziale sociale, ai programmi di social housing e ai modelli di locazione convenzionata realizzati mediante fondi immobiliari dedicati all’abitare sociale”.
La disposizione “potrebbe essere significativamente rafforzata mediante una più chiara apertura ai modelli di investimento immobiliare e ai capitali istituzionali destinati all’abitare sociale” L’istituzione del “Fondo Housing Coesione” dovrebbe essere profondamente rivista, sostituendo il riferimento esclusivo a INVIMIT con una formulazione aperta alle SGR autorizzate ai sensi del TUF (tra cui la SGR del gruppo CDP). In tal modo, il Piano Casa potrebbe essere attuato attraverso un modello multi-manager e multi-fondo, capace di coinvolgere operatori specializzati e attrarre capitali privati su larga scala”. Le disposizioni “dovrebbero prevedere espressamente che le semplificazioni urbanistiche, autorizzative e procedurali si applichino anche agli interventi promossi da FIA immobiliari e investitori istituzionali operanti nell’housing sociale”. Una delle principali criticità riguarda “l’assenza di un esplicito stanziamento pubblico dedicato al finanziamento dei programmi infrastrutturali di edilizia integrata”.
Una prima proposta migliorativa potrebbe consistere “nell’introduzione di un fondo nazionale dedicato al cofinanziamento degli interventi di edilizia integrata, destinato in particolare alla realizzazione della componente convenzionata degli interventi. Un sostegno pubblico, anche limitato, potrebbe infatti contribuire ad aumentare la bancabilità dei progetti e a rendere sostenibile il rispetto della quota minima del 70% di edilizia convenzionata prevista dalla norma”. Sarebbe inoltre opportuno “valorizzare espressamente il ruolo dei fondi immobiliari e degli investitori istituzionali nella realizzazione dei programmi infrastrutturali di edilizia integrata”. Infine l’associazione “rileva l’opportunità di integrare l’articolo 11 con una disposizione espressa volta a disciplinare il reimpiego delle risorse residue e non utilizzate del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’ambito di iniziative di edilizia residenziale sociale convenzionata”.
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