Economia, business, innovazione.

Ebola, due casi sospetti in isolamento all’ospedale Sacco di Milano

MILANO (ITALPRESS) – Due persone sono state trasportate e poste in isolamento all’ospedale Sacco di Milano per essere sottoposte a monitoraggio per sospetto caso di virus Ebola. Si tratta di due cooperanti, una donna di 33 anni e un uomo di 31 appartenenti a due nuclei familiari distinti da 7 persone, rientrati in Lombardia dopo un periodo di permanenza assieme ad un’organizzazione di volontariato cattolica in una zona dell’Uganda al confine con il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo. In quest’ultimo stato è attualmente in corso un’epidemia di Ebola che ha già toccato i 200 decessi e i 900 casi sospetti. Le due persone, residenti nei comuni di Bulgarograsso e Lurate Caccivio entrambi in provincia di Como, hanno iniziato a manifestare a 24 ore dal rientro sintomi ascrivibili a quelli dell’Ebola: febbre, diarrea e vomito. I risultati sono attesi nella serata di oggi. Da parte sua l’assessore al welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso, nel corso della conferenza stampa convocata per spiegare i fatti, non esclude che possa invece trattarsi di malaria. Tale ipotesi sarebbe suffragata dal fatto che la donna ha una figlia che ha contratto la malattia durante la permanenza in Uganda. Nei casi di Ebola, il monitoraggio dura 21 giorni dal sospetto contagio che si trasmette attraverso contatto con fluidi biologici.

“Sulla base dei risultati di laboratorio sapremo se questi pazienti possono essere rimandati a casa perché non hanno l’Ebola oppure se dobbiamo adottare le misure condivise con il ministero della sanità e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha spiegato BertolasoSe, come mi auguro e spero, saranno due casi negativi di Ebola, vorrà dire che avranno contratto la malaria. In caso di positività all’Ebola, scatteranno tutte le misure di isolamento totale più gli interventi con tutti i contatti che hanno avuto dal loro rientro”. L’assessore ha poi criticato la fuga di notizie sulla vicenda da parte degli amministratori dei comuni coinvolti nelle primissime ore. “Siccome come ritengo gli esiti saranno negativi, preferiamo dare le informazioni dopo che abbiamo la certezza della situazione davanti alla quale ci troviamo. Non era assolutamente il caso di diffondere allarmismi – ha dichiarato – Conosco bene l’ebola avendo vissuto tre mesi in Sierra Leone durante la più grave epidemia di ebola nella storia dell’uomo e so bene che può essere un problema sanitario gravissimo, ma per esserlo servono una serie di condizioni climatiche e sociali che per fortuna non abbiamo qui in Italia”.

– foto xh7/Italpress –

(ITALPRESS).

Torna in alto