Economia, business, innovazione.

Come va il Made in Italy nella Giornata nazionale del Made in Italy

Il Made in Italy continua a essere raccontato come un’eccellenza riconosciuta ovunque, ma i dati disponibili mostrano una situazione un filo meno lineare: cresce l’export, ma cresce anche la difussione delle imitazioni; aumenta l’attrattività tra i giovani, ma restano problemi strutturali sul lavoro; si parla molto di innovazione, ma non sempre viene percepita all’estero. La giornata del 15 aprile, istituita per valorizzare il sistema produttivo italiano, è diventata così anche un’occasione per capire meglio cosa funziona davvero e cosa invece resta fragile.

All’Auditorium della Tecnica di Confindustria, principale organizzazione di rappresentanza delle imprese e dei servizi italiani, la Made in Italy Community ha riunito imprese e istituzioni per affrontare proprio questo scarto tra realtà e percezione. Il fondatore Roberto Santori, imprenditore di CEO di Challenge Network SpA, ha indicato come priorità la costruzione di una narrativa sul Made in Italy più estesa e condivisa: bisogna essere capaci di rendere più leggibile all’estero la varietà del sistema produttivo italiano. Perché non si tratta esclusivamente di promuovere i prodotti con il banale marketing, ma cercare di far riconoscere questi ultimi come parte di un’identità coerente, italiana.

Il presidente di Simest, Vittorio de Pedys, ha ricordato che l’Italia è tra i primi tre esportatori al mondo in 976 categorie merceologiche. Nel 2025 il valore complessivo delle esportazioni ha raggiunto i 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3%, trainato dal +7% degli Stati Uniti, come sottolineato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro Adolfo Urso. Rimaniamo, insomma, fortemente competitivi a livello internazionale, ma questo non basta a risolvere le criticità legate alla percezione e alla tutela.

Il fenomeno dell’Italian sounding resta uno dei principali talloni d’achille del nostro export: secondo una ricerca di Tp Infinity, il 45% dei consumatori internazionali ha acquistato almeno una volta prodotti che imitano quelli italiani e il 28% dichiara di averli preferiti agli originali. Questo evidenzia un problema di riconoscibilità e di tutela del marchio. Giannola Nonino, presidente di Nonino, ha infatti richiamato la necessità di proteggere in modo più efficace le denominazioni, come succede in altri Paesi europei.

E poi c’è il rapporto con le nuove generazioni: il 79% dei giovani italiani considera attrattivo lavorare in aziende del Made in Italy e il 92% lo associa a un motivo di orgoglio. Allo stesso tempo emergono richieste precise: stipendi più competitivi, maggiore meritocrazia e percorsi di crescita più strutturati. La percezione resta inoltre diversa tra mercato interno ed estero: in Italia il Made in Italy è associato soprattutto alla qualità artigianale, mentre all’estero prevale un’immagine legata al lusso e allo stile di vita, una semplificazione che contribuisce a rendere più efficace la diffusione delle imitazioni.

Nel corso della mattinata, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un videomessaggio pubblicato sui propri canali social, ha parlato della giornata come di un momento per promuovere la valorizzazione dei marchi storici italiani. Il registro Il registro dei “Marchi storici di interesse nazionale” ha raggiunto quota mille aziende, che insieme generano complessivamente circa 100 miliardi di euro di fatturato e occupano oltre 350 mila persone. Insomma, il Made in Italy non è soltanto cultura e orgoglio, ma anche un importante segmento produttivo.

L’articolo Come va il Made in Italy nella Giornata nazionale del Made in Italy proviene da IlNewyorkese.

Torna in alto