ROMA (ITALPRESS) – “Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l’economia italiana rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre”. Lo ha detto Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’esame del Documento di finanza pubblica 2026. “A febbraio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un modesto aumento rispetto a gennaio, +0,1%, dopo i cali dei due mesi precedenti” ha aggiunto Chelli “nella media del trimestre dicembre-febbraio, si registra però una flessione congiunturale dello 0,4%; il rallentamento ha interessato i beni di consumo e quelli intermedi, rispettivamente -1,2% e -0,7%, mentre i settori dell’energia e dei beni strumentali risultano in crescita +3,2% e +0,5%”.
Il presidente dell’Istat ha ricordato che “nello stesso mese, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni ha registrato un incremento su base congiunturale, +0,5%, dopo tre mesi consecutivi di calo; sul trimestre mobile, la dinamica rimane comunque negativa, -1%. A gennaio “ ha concluso “il fatturato dei servizi ha registrato una crescita congiunturale dello 0,9% in valore e una diminuzione dello 0,1% in volume”.
2026 – 2027 CON CRESCITA PIL A RIBASSO E INFLAZIONE SU
“Il peggioramento delle prospettive economico-finanziarie a seguito del recente conflitto in Medio Oriente ha richiesto una revisione dello scenario di base del Dfp: la crescita reale del Pil è rivista al ribasso di circa un decimo nel 2026 e due decimi nel 2027, mentre sono stimate in significativo rialzo le prospettive di inflazione, prevista al 2,9% nel 2026 dall’1,7% atteso a ottobre 2025. Il peggioramento dello scenario determina una lieve revisione al rialzo del rapporto deficit/Pil” ha aggiunto Chelli “l’andamento tendenziale, colloca infatti il deficit al di sotto del 3% del Pil nel 2026, 2,9%, quando la dinamica della spesa netta risulterebbe in linea con il percorso programmato, +1,6%. Il saldo strutturale sarebbe pari a -3,1%, migliore rispetto a quanto previsto nel PSBMT (-3,3%)”.
Il presidente dell’Istat ha spiegato che “per gli anni successivi, si conferma la tendenza alla progressiva discesa del rapporto deficit/Pil al 2,8% nel 2027, 2,5% nel 2028, fino al 2,1% nel 2029. In termini strutturali il rapporto scenderebbe progressivamente dal 3,1% nel 2026, al 2,9% nel 2027, 2,7% nel 2028 e 2,4% nel 2029”.
2026 SI È APERTO CON CONTRAZIONE SCAMBI COMMERCIALI
“Nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia ha evidenziato un’inaspettata resilienza rispetto alla forte instabilità che ha caratterizzato i mercati internazionali nel corso dell’anno: le esportazioni di beni in valore sono cresciute del 3,3% e le importazioni del 3,2%, con un surplus commerciale pari a 50,7 miliardi. Il 2026 si è aperto con una contrazione degli scambi: nel bimestre gennaio-febbraio i flussi si sono infatti ridotti in termini tendenziali, -2,2% le esportazioni e -4,2% le importazioni – ha aggiunto Chelli -. Per le esportazioni della manifattura, calate del 2,2%, all’incremento delle vendite nei comparti manifatturieri dei prodotti in metallo, +24,2% e della farmaceutica, +4,6%, si è contrapposto il calo di tutti gli altri settori, particolarmente marcato nel caso delle vendite di prodotti della raffinazione, -29,1%, chimici, -6,7% e articoli in pelle, -6,3%”
A FEBBRAIO CALO VOLUME VENDITE DETTAGLIO
“Nell’ultimo trimestre del 2025 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti; a fronte di una variazione dello 0,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto si è così ridotto dello 0,8%. La riduzione della propensione al risparmio di 0,8 punti (al 7,8%) ha tuttavia permesso un aumento dei consumi, saliti dello 0,5%. A febbraio 2026, le vendite al dettaglio hanno mostrato una variazione congiunturale nulla in valore ma negativa in volume, -0,2%; risultano in calo, in particolare, le vendite dei beni alimentari, -0,4% in valore e -0,5% in volume, a fronte di un lieve incremento di quelli non alimentari, +0,2% in valore, +0,1% in volume”.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro “il numero di occupati è risultato in lieve calo a febbraio, -0,1%, -29 mila unità, per effetto della diminuzione degli uomini e delle classi di età comprese tra i 25 e i 49 anni. L’occupazione è diminuita sia tra i dipendenti permanenti sia tra quelli a termine mentre è cresciuta tra gli autonomi”.
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