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Una serata di cultura siciliana all’Italian American Museum

L’evento Una serata di cultura siciliana, svoltosi il 17 aprile, all’Italian American Museum, nel cuore di Little Italy, ruotava attorno allo spettacolo scritto e interpretato da Ignazio Chessa, costruito come un monologo di circa un’ora. In scena, Chessa attraversa più registri e più voci: la madre di Peppino Impastato, un boss mafioso e lo stesso Impastato. Il racconto procede alternando momenti di narrazione diretta e passaggi più teatrali, con richiami alla tradizione del cantastorie che rendono la storia coinvolgente e quasi familiare.

Il contesto storico resta sullo sfondo, ma non è mai neutro. Gli anni Settanta in Italia sono evocati come un periodo in cui terrorismo, mafia e politica si intrecciavano in modo spesso opaco, tra violenza e collusioni. È in questo scenario che si inserisce la vicenda di Impastato, attivista e fondatore di Radio Aut, ucciso nel 1978 dopo aver denunciato pubblicamente Cosa Nostra anche attraverso la satira. La sua trasmissione, «Onda Pazza», prendeva di mira potere politico e mafioso con un linguaggio diretto e irriverente, capace di rompere il monopolio dell’informazione ufficiale.

Nel racconto scenico, questa dimensione emerge anche attraverso la figura del cantastorie, che introduce e accompagna la vicenda come farebbe in una piazza siciliana. È una scelta narrativa che tiene insieme memoria e oralità, trasformando una storia già nota in un’esperienza condivisa con il pubblico.

Accanto alla dimensione teatrale, si sviluppa anche un livello visivo. Le animazioni e le illustrazioni non funzionano come semplice sfondo, ma accompagnano la narrazione, ne sottolineano alcuni passaggi e contribuiscono a renderla più immediata.

Dopo lo spettacolo, il ritmo si fa più disteso ma non cambia direzione. La degustazione di vini siciliani guidata da Debora Greco della cantina Baglio Bonsignore, insieme all’aperitivo curato da Norma Gastronomia, mantiene il legame con il territorio. Non è solo un momento conviviale, ma un’estensione del racconto: la Sicilia resta il filo conduttore, declinata attraverso sapori e prodotti.

A fine serata, ciò che resta è la storia di una voce che ha provato a farsi sentire in un contesto ostile e che, a distanza di decenni, continua a circolare anche lontano dai luoghi in cui è nata. Perché alcune storie, quando trovano il modo giusto di essere raccontate, non restano ferme nel passato ma continuano a parlare al presente. Come diceva Impastato: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, le si fornirebbe un’arma contro la paura, la rassegnazione, l’omertà». È proprio questo il punto: educare alla bellezza, perché uomini e donne non perdano mai la curiosità e lo stupore.

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