Il bonus carburante rischia di perdersi nelle buone intenzioni

Questo 2022 ha portato con sé un ridimensionamento piuttosto brusco riguardo alle aspettative di crescita e ripresa economica dell’eurozona e in generale di tutti i mercati globali dopo il terribile biennio del covid. Quest’anno è infatti iniziato nel segno del conflitto in Ucraina che, oltre ad aver riportato il teatro di guerra in Europa e ad aver scosso l’opinione pubblica, ha anche tirato il freno a mano alla macchina messa in moto per uscire dalla flessione imposta dalla pandemia, con conseguenti ripercussioni sulla vita dei cittadini dell’Unione.

Nello specifico in Italia abbiamo assistito ad un aumento dei prezzi di molti prodotti le cui materie prime sono legate alla produzione dei paesi coinvolti nella guerra, traducendosi in un innalzamento del costo della vita. Il secondo e più problematico aspetto dei prezzi che tutti quotidianamente abbiamo pagato è quello che ha investito il mondo della produzione energetica e degli approvvigionamenti di gas proveniente dalla Russia. Oltre ad un rincaro vertiginoso nelle bollette, abbiamo osservato la crescita costante dei costi del carburante, dovuta proprio dal conflitto.

Come si sta correndo ai ripari, dunque? Con il Decreto Legge cosiddetto “taglia prezzi”, si sta tentando di tamponare l’impatto dell’eco della guerra, specialmente intervenendo proprio sui rincari delle forniture energetiche venendo incontro a imprese e famiglie. E se da un lato è encomiabile lo sforzo per alleggerire le bollette, dall’altro possiamo notare alcune criticità relative alla possibilità che hanno le aziende di mettere a disposizione dei propri dipendenti dei bonus.

Infatti, come fa notare AIWA (Associazione Italiana Welfare Aziendale), l’attuale contenuto del Decreto Legge, nella sezione rivolta alle aziende e ai bonus carburante, fa un passo avanti e due indietro rispetto al passato. Il presidente di AIWA Massagli ha giustamente sottolineato come si sia passati dalla proposta di raddoppiare il bonus da 258,23 euro a ridurre a 200 euro il benefit destinato ai dipendenti spendibile esclusivamente in carburante, il che, nell’ottica di semplificare la vita dei lavoratori, sembra non muoversi nella direzione corretta. Una speranza per rimettere in carreggiata il Decreto Legge è offerta dall’emendamento presentato dalla senatrice e già Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.

Propone, inoltre, l’estensione del bonus anche al di là del solo uso legato al carburante, in modo da allargare la forbice dei beneficiari anche a coloro i quali non usufruiscono del mezzo privato per gli spostamenti dovuti al lavoro. AIWA sposa questo emendamento, non solo per la natura maggiormente democratica, ma anche per la visione più aperta verso la transizione verde prevista nel nostro Paese. Allo stato attuale, infatti, il cosiddetto “buono benzina” può essere sfruttato per tutte le tipologie di carburante, fatta eccezione per l’alimentazione dei mezzi elettrici. Se le intenzioni sono senz’altro le migliori, bisogna fare i conti con la corretta formulazione di questi incentivi, affinché non si perda in un bicchier d’acqua quella che potrebbe essere una politica di welfare che impatti positivamente sulla vita dei dipendenti.

Torna su